“Il cambiamento è nell’aria”, il progetto di ricerca che indaga la qualità dell’aria negli edifici scolastici italiani

Promosso dalla Libera Università di Bolzano – con la collaborazione di ricercatori e dottorandi dell’Università IUAV di Venezia e delle Università di Trento e Padova – e da Agorà, con il coinvolgimento attivo in un percorso di P.C.T.O. degli studenti del triennio dell’Istituto d’Istruzione Superiore l’I.I.S. Margherita Hack di Morlupo, in provincia di Roma.


Se la qualità dell’aria costituiva motivo di preoccupazione prima del coronavirus, cosa accadrà a settembre quando dovranno essere rispettate esigenze di distanziamento sociale e sanificazione ambientale straordinaria?

La ricerca di comfort abitativo e benessere della persona riguarda anche le scuole e le giovani generazioni che trascorrono la maggior parte del loto tempo in ambienti confinati come casa e scuola.

Avviato a luglio 2019 e concluso a giugno 2020, la situazione che emerge dal Progetto di ricerca “Il cambiamento è nell’aria” è preoccupante: i valori di concentrazione di CO2 e ventilazione sono disattesi per la quasi totalità del tempo di esposizione e il ricorso alla ventilazione naturale, anche se più esteso, non potrà garantire i tassi di ricambio richiesti.

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«I risultati evidenziano una situazione di allarme che, se non affrontata con correttivi adeguati, farà degli ambienti scolastici una minaccia concreta per la salute degli studenti e per i loro livelli di apprendimento» dichiara Davide Michetti, fondatore e CEO di Agorà.  «Consideriamo questa ricerca un primo importante step di uno studio più ampio da proseguire ed estendere ad altre realtà scolastiche italiane».

Le conclusioni del  progetto forniscono indicazioni utili per pianificare e gestire al meglio la riapertura delle scuole, a partire dal controllo della qualità dell'aria, centrale per la qualità degli ambiente indoor, specialmente in spazi caratterizzati da una elevata densità di occupazione come le scuole.

 

Il lavoro di ricerca “Il cambiamento è nell’aria” prosegue in autunno all’Istituto Hack e in altre realtà scolastiche che vorranno aderire per comparare quanto già rilevato con le nuove condizioni della scuola post CoViD-19. La collaborazione accademica verrà estesa alla Bergische Universität Wuppertal, in Germania, per sviluppare un modello fluidodinamico per studiare la distribuzione dell’aria in un ambiente con persone ferme o in movimento.