La parola a …Luca Molinari

SHARING - Nuovi modi di vivere

Domotica, sharing city, co-housing, ecobonus e condomini in primo piano a MADE expo


Ricco il palinsesto che vede la riconferma di eventi che hanno portato in fiera migliaia di addetti ai lavori, fra cui BuildSMART, la piattaforma di convegni, incontri, workshop, prototipi e laboratori interattivi che durante la manifestazione offriranno approfondimenti tecnici, scientifici e normativi su soluzioni, materiali e tecnologie per progettare, riqualificare e costruire edifici confortevoli, sicuri, sostenibili. Uno degli eventi portanti riguarderà le comunità, i comportamenti dell’utenza e quindi anche i condomini: un viaggio tra modelli innovativi, attori del mercato, protocolli d’intervento e meccanismi d’incentivazione. Tutti i soggetti istituzionali ed economici coinvolti sul tema “casa” (istituzioni, associazioni rappresentative delle imprese, associazioni ambientaliste, ordini professionali, amministratori condominiali, associazioni dei proprietari, associazioni dei consumatori…) svolgono infatti una funzione ben precisa.

Che forma assumerà la nostra casa, nell’epoca della sharing economy?

 L’architetto comincia a progettare case in età moderna, dopo la nascita dell’esigenza della privacy. Dagli anni del boom economico ad oggi, e quindi all’esigenza di ripensare l’edilizia improntandola al riutilizzo del patrimonio esistente. Interrogarsi oggi sulla casa, vuol dire continuare a domandarsi quale futuro possibile potremo abitare.

L’Osservatorio MADE Expo ha raccolto la visione di Luca Molinari, critico e storico dell’architettura, autore di uno saggio (“Le case che siamo”, Nottetempo edizioni) in cui si spazia dalla casa simbolica delle favole (le casette dei Tre porcellini) alla grande architettura (la casa trasparente progettata da Mies van der Rohe). Fino all’anti-casa che rovescia il concetto di pubblico-privato.

Architetto Molinari, cosa si intende, oggi, per “casa”?

La casa è uno dei fondamenti della nostra vita pubblica e privata. È ancora oggi un simbolo di sicurezza sociale: oltre il 70% degli italiani è proprietario di un immobile. Ma cambia facilmente “forma” nell’era della sharing economy. L’idea d’intimità si è radicalmente modificata, anche grazie anche al mondo digitale, ai social network, che hanno trasformato l’idea del dentro e del fuori, del vicino e del lontano, creando tante residenze temporanee. Sempre di più la casa sta diventando un luogo di incontro e di scambio, molto più aperto, molto più sociale.

 

In che modo fenomeni come Ikea o Airbnb hanno modificato il nostro immaginario domestico?

“È cambiato l’immaginario domestico delle ultime due generazioni. Oggi il cliente non solo può permettersi cose vicine al suo gusto, ma se le può anche costruire. Siamo tutti un po’ “makers”. Viviamo in un mondo profondamente orizzontale: sta a noi costruire domande nuove. La casa è oggi il luogo universale da cui ripensare noi stessi e il mondo che abitiamo, un laboratorio vero e proprio di comprensione e trasformazione del mondo. Quando un pianerottolo non è più un luogo chiuso, ma ci sono tante porte che si aprono, quel pianerottolo diventa uno spazio aperto di connessione tra tante case che diventano un sistema.

 

Sharing e cohousing sono trend ormai solidi nel mercato: con quali effetti sul piano architettonico?

Esistono oggi due atteggiamenti opposti, e forse anche complementari: la casa come identità stanziale e la casa “senza radici”, nomade. La casa è oggi uno dei luoghi universali da cui ricominciare a ripensare se stessi, e alle case che siamo”. La mutazione del concetto di privacy sta portando a sperimentazioni molto interessanti sugli spazi intermedi. Si coglie soprattutto nel Nord Europa: in Olanda, nei Paesi Bassi, dove tante realtà si stanno ridefinendo. Sono segnali di un cambiamento in corso: si sta creando un mercato nuovo, che vedremo esplodere nei prossimi anni”.