La parola a... LEOPOLDO BUSA

#COMFORT - Costruire il benessere

Riqualificazione energetica, involucro edilizio, ventilazione manuale e meccanica, comfort e benessere abitativo, acustica, qualità dell’aria, impianti e domotica, irraggiamento, schermature solari, tetti e pareti verdi in primo piano a MADE expo.


Ricco il palinsesto che vede la riconferma di eventi che hanno portato in fiera migliaia di addetti ai lavori, fra cui BuildSMART. Uno degli eventi portanti riguarderà proprio il comfort in tutte le sue accezioni: gli esperti approfondiranno tutti gli aspetti costitutivi del benessere abitativo, convinti che oggi parlare di edifici green non significhi più soltanto parlare di un involucro esterno (l’edificio, appunto), quanto piuttosto di dare un contributo conoscitivo per modificare la nostra forma mentis, e incidere, per questa via, sul benessere psicofisico globale delle persone che negli edifici vivono.

 

In tema di comfort c’è anche un altro aspetto spesso sottovalutato perché “invisibile” e risponde alla domanda: cosa respiriamo? Si parla sempre più frequentemente della Sick Building Syndrome ("sindrome dell'edificio malato"): una sindrome descritta come una situazione in cui gli occupanti di un edificio manifestano disagi o malesseri, verosimilmente riconducibili alla presenza di problemi nel sistema di riscaldamento, ventilazione e condizionamento, ad alcuni fra i materiali usati nella costruzione dell’abitazione, alla presenza di volatile organic compound (VOC), di muffe, alla non evacuazione dell'ozono o alla mancanza di filtrazione del ricircolo dell'aria.

 

In che modo il benessere abitativo diventa un parametro in fase di progettazione? L’Osservatorio MADE expo ha raccolto il parere di Leopoldo Busa, progettista e consulente energetico, esperto CasaClima specializzato in salubrità degli ambienti indoor. Il suo studio, BioSafe, è specializzato in architettura bioclimatica con professionalità rivolte all'affiancamento del progettista nella realizzazione di opere edili.

La parola all’esperto

 

Oggi le pratiche costruttive ci offrono enormi possibilità per quanto riguarda risparmio energetico ed attenzione all’ambiente. In che direzione si sta andando?

"Gli attori del processo edilizio, soprattutto i progettisti, devono oggi prestare la giusta attenzione ad un concetto di comfort molto esteso. Devono perseguire un benessere interno che non sia esclusivamente condizionato da concetti impiantistici ma che comprenda, anche e soprattutto, lo studio dell’involucro attraverso l’impiego di materiali atossici, igroscopici, traspiranti e soprattutto certificati. Il comfort insomma deve diventare uno strumento di prevenzione ed igiene ambientale non più esclusivamente subordinato a logiche economiche di coibentazione e tenuta all’aria ma notevolmente ampliato fino a comprendere l’importanza dell’individuo e del suo stato di salute"

Quali sono le cause della “sindrome da edificio malato”?

La “Sindrome da Edifico Malato” o “Sick Building Syndrome” non è una vera e propria malattia ma una serie di disturbi che affliggono le persone che passano molte ore all'interno di un ambiente chiuso. L’origine di tale sintomatologia si fa risalire alla metà degli anni settanta negli Stati Uniti, dove una forte politica mirata al risparmio energetico comportava la costruzione di edifici adibiti al settore terziario fortemente sigillati, costituiti da materiali chimicamente poco “affidabili” e gestiti in maniera centralizzata da sistemi meccanizzati chiusi. La sintomatologia legata alla Sick Building Syndrome possiede le tipiche caratteristiche di un’intossicazione acuta causata da inquinanti ambientali.

 

Buone pratiche: quanto conta il controllo della temperatura e dell’umidità di un’abitazione?

Arieggiare spesso i locali, anche d’inverno per pochi minuti, aiuta a mantenere ottimi livelli di salubrità ambientale impedendo di fatto la proliferazione di muffe e funghi. Possiamo anche aiutarci inserendo dentro casa un semplice igrometro che ci indichi il livello di umidità interna raggiunto (per esempio dopo aver cucinato, fatto una doccia o steso i panni in lavanderia). Quando l’igrometro segnerà il 65% di umidità relativa sarà il momento di intervenire sugli infissi. Aprire le finestre spesso (5 minuti ogni 2 ore) è impegnativo, aprirle d’inverno diventa anche dispendioso; per questo motivo esistono in commercio ottimi sistemi di ventilazione meccanica che permettono un ricambio costante dell’aria interna senza per forza dover agire sui serramenti. Prevedere una temperatura d’esercizio leggermente inferiore ai 20°C e pensare ad un sistema di ventilazione con recupero di calore (l’aria pulita in entrata, attraverso uno scambiatore termico, viene preriscaldata dall’aria viziata in uscita) significa gettare le giuste basi per una più articolata progettazione del costruito che passa attraverso la scelta di materiali “basso emissivi”.