COSTRUIRE E RINNOVARE IL PATRIMONIO EDILIZIO

Wednesday 08/03/2017 | Time 15.00

Pad. 10 Innovazione



Il patrimonio immobiliare italiano è il più vecchio d'Europa e comincia a presentare i segni del tempo: il 5 per cento degli immobili necessita di veri e propri interventi urgenti, mentre il 40 per cento richiede interventi di manutenzione straordinaria. I problemi non riguardano soltanto l’aspetto estetico, ma concernono gli elementi di finitura (facciate, coperture, rivestimenti) fino ad arrivare alle strutture. Come hanno recentemente dimostrato gli ultimi accadimenti, il nostro patrimonio – non solo privato, ma anche storico e artistico – non è in grado di rispondere correttamente alle onde generate dai terremoti di grande intensità. A tutto questo va aggiunto che appena 1,8 milioni di abitazioni sono state costruite tra il 2001 ed il 2011 e di conseguenza la quasi totalità del costruito rappresenta delle “scatole energivore” che producono, nel loro insieme, il 40 per cento delle emissioni annue di CO2 e polveri sottili.


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Riqualificare dunque sembra essere la parola chiave e la prima regola da osservare quando si guarda al patrimonio immobiliare italiano.
La riqualificazione e la gestione sostenibile degli immobili potrebbe rivelarsi una leva strategica di sviluppo, innovazione e competitività. In Italia vi sono oltre 2 miliardi di metri quadri di edificato da riqualificare e rivalorizzarli significherebbe creare occupazione e dare nuova linfa vitale al mercato immobiliare anche nell’ottica di ridurre le emissioni del 20 per cento entro il 2020 e dell’80 per cento entro il 2050 per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità richiesti dalla Comunità Europea, ciò garantirebbe anche lavoro e benessere economico per almeno due generazioni. Ancora oggi invece si cementifica alla velocità di 7 metri quadrati al secondo, tanto da essere arrivati ormai a edificare il 7%, con picchi che superano il 50% in alcune città, e il 20% della costa. Anche se qualcosa sta cambiando: finalmente è stata approvata una legge contro il consumo di suolo e, per la prima volta, si fissa un obiettivo molto avanzato: azzerare la cementificazione entro il 2050, che comporterà lo spostare il volano dell'edilizia dal saccheggio delle periferie alla riqualificazione dell'esistente, con un regime fiscale in grado di premiare le ristrutturazioni rispetto al nuovo, lavorare sugli edifici dismessi e rifunzionalizzare le opere incompiute.
A questo punto, però, si pone un interrogativo essenziale: intervenire su costruzioni vecchie o realizzate nell’immediato dopoguerra in assenza di normative specifiche, o su strutture che hanno subito nel tempo svariati interventi di ampliamento o sopraelevazione e che allo stato odierno non soddisfano i requisiti minimi nei confronti del rischio sismico e/o del comfort ambientale, quanto può essere vantaggioso rispetto ad un intervento di demolizione con successiva ricostruzione

Crediti rilasciati:

Architetti 2 CFP, Geometri 2 CFP, Ingegneri 2 CFP, Geologi 2 CFP.
(Art. 7, comma 10 regolamento APC)

I relatori

  • Michele Chiogna
    Consigliere di Amministrazione dell'Istituto Trentino di Edilizia Abitativa (ITEA)
  • Antonio Frattari
    Dipartimento Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica - università di Trento
  • Sylvain Labbé
    Bureau de Promotion des Produits du Bois du Quebec
  • Ola Jonsson
    Architect at the Berg, C. F. Moller - Sweden
  • Michele Zulini
    Ufficio Normativa FederlegnoArredamento