DOPO IL TERREMOTO: RICOSTRUZIONE E PREVENZIONE

Proposte e riflessioni sulla ricostruzione post sisma e sulla messa in sicurezza del patrimonio pubblico e privato

Thursday 09/03/2017 | Time 11.00

Padiglione 1 Sostenibilità

È necessario sentirsi sicuri nei propri luoghi: ripensare le nostre città e l’intera filiera edilizia potrà salvarci? Come possiamo preservare il nostro patrimonio artistico e culturale?


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Le aree a elevato rischio sismico sono circa il 44% della superficie nazionale e interessano il 36% dei comuni localizzati principalmente nell'area della dorsale appenninica, dalla Garfagnana a Messina.

Solo negli ultimi cinquant’anni, secondo i dati della Protezione Civile, i danni economici causati dagli eventi sismici sono stati valutati in circa 80 miliardi di euro - basti pensare che solo per il terremoto di agosto 2016 in Centro Italia se ne stimano circa sette miliardi - a cui si aggiungono i danni al patrimonio storico e artistico.

Passando al lato umano possiamo ricordare il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980 - con oltre 3000 morti e 280 mila sfollati, L’Aquila in cui morirono 308 persone, fino ad arrivare al 24 agosto 2016 al terremoto con epicentro situato lungo la Valle del Tronto tra i comuni di Accumoli e di Amatrice, in cui sono morte 299 persone e al 30 ottobre 2016, il sisma più forte dal 1980 in Italia, in cui non sono state riportate vittime, ma che ha causato decine di migliaia di sfollati e danni incalcolabili al patrimonio artistico dell'Appennino centrale.

I recenti eventi sismici che hanno coinvolto il territorio italiano hanno evidenziato la notevole fragilità, e in alcuni casi l’inadeguatezza, dell’edilizia nei confronti delle forze dinamiche sprigionate durante i terremoti. Questa situazione è dovuta al grande patrimonio di edifici storici e monumentali, all’abusivismo edilizio che ha prodotto costruzioni realizzate con criteri progettuali insufficienti e materiali scadenti e assieme alla speculazione edilizia hanno generato la cosiddetta “edilizia spontanea”, e alla scarsa diffusione della cultura della qualità che pervade il mondo italiano delle costruzioni. Nel 2015 gli interventi di prevenzione sismica effettuati su case o capannoni hanno prodotto una spesa di 300 milioni, poco per un paese intenzionato a investire nella sicurezza di un patrimonio edilizio che conta 7 milioni di edifici costruiti prima del 1971, cioè prima che entrassero in vigore le norme antisismiche (1974).

È necessario sentirsi sicuri nei propri luoghi: ripensare le nostre città e l’intera filiera edilizia potrà salvarci? Come possiamo preservare il nostro patrimonio artistico e culturale?

Cercheremo di capire quali sono i possibili modelli di ricostruzione post-sisma con annessi rischi e opportunità, trattando non solo di edifici privati, ma anche di edilizia pubblica scolastica e patrimonio artistico e storico. Esamineremo le più moderne tecnologie in grado di assicurare la messa in sicurezza in caso di eventi sismici e i sistemi costruttivi oggi a disposizione. Parleremo di rischio sismico per misurare il danno sociale, ambientale ed economico che un terremoto può arrecare a una determinata area e degli incentivi statali per la ricostruzione e messa in sicurezza con bonus, se confermati, tra il 50 e l’80 per cento per interventi sulle singole abitazioni e al 75-85 per cento in condominio.
Partiremo dalle azioni concrete messe in campo per cercare di rispondere alla domanda sul come e dove ricostruire, anche alla luce delle richieste degli Ordini Professionali di diagnostica preventiva e regolamentazione della conoscenza della stabilità del fabbricato attraverso strumenti di monitoraggio dei fenomeni naturali, ma soprattutto parleremo di azioni di prevenzione, per evitare che la natura produca ulteriori ferite profonde nel nostro territorio.