Ben lungi dal rappresentare un elemento accessorio della progettazione di interni, le porte ne possono diventare quello caratterizzante. Grazie, infatti, alle pressoché infinite possibilità di declinazione in termini di dimensioni, struttura, materiali e finiture queste possono giocare un ruolo importante nel progressivo processo di ibridazione che gli spazi, sia pubblici che privati, stanno subendo. Le porte li connettono o li ripartiscono al pari degli elementi strutturali, determinandone il grado di apertura o chiusura all’insegna della tanto ricercata flessibilità d’uso che contraddistingue gli ambienti domestici e lavorativi contemporanei.

Nella sede dello studio di architettura Clou a Pechino, ad esempio, un vero e proprio “muro” continuo - costituito da porte a bilico in acciaio quasi a tutta altezza - rende lo spazio diversamente configurabile a seconda delle esigenze. Quando le porte sono aperte, infatti, l’area ufficio open space diventa completamente permeabile verso le aree comuni, mentre quando sono chiuse, il metallo trasforma la parete in una superficie riflettente di 20 metri che, oltre a riverberare l’ambiente circostante, diventa un “muro dell’immaginazione” su cui i vari team di lavoro possono discutere e visualizzare le idee.

All’apparenza un dettaglio, anche la maniglia riveste un ruolo importante sia dal punto di vista funzionale che estetico/simbolico. È il primo oggetto con cui le persone interagiscono quando entrano in un nuovo spazio ed è fortemente legata alla percezione sensoriale capace di generare attraverso la forma e le caratteristiche materiche. È da questa considerazione che prende le mosse la sperimentazione, al confine con l’arte, del designer olandese Rene Siebum. Partendo da una semplice maniglia in alluminio, il modello più diffuso nel suo Paese, l’ha declinata in 24 varianti utilizzando i materiali più disparati, dalla plastica alla sabbia, dal truciolato alla saponaria. Attraverso questo studio – a cui ha dato il nome di Touch - il designer ha voluto esplorare le sensazioni che le variazioni di texture, struttura, volume e temperatura sono in grado di comunicare e trasmettere al nostro corpo attraverso il tatto.

L’architettura rappresenta l’ispirazione formale anche delle maniglie "pezzi unici" realizzate in cemento dallo studio indiano Material Immaterial che riprendono in miniatura alcuni dettagli delle architetture di Carlo Scarpa. Un interessante connubio volto a rendere l’architettura un’esperienza tattile oltre che visuale.

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