Contenere il rischio sismico: i nuovi scenari della progettazione


I recenti eventi sismici in Centro Italia hanno drammaticamente portato alla ribalta il tema della vulnerabilità del patrimonio edilizio e architettonico del nostro territorio che convive, per la maggior parte, con il rischio di terremoti e della conseguente necessità di adeguare gli edifici e le strutture agli standard di sicurezza che Paesi con lo stesso rischio già garantiscono. Il lavoro di ricostruzione che si sta avviando in quelle zone, coordinato dall’architetto Stefano Boeri, è sì finalizzato a dettare le linee guida per gli ingegneri e gli architetti ma anche alla ricucitura del tessuto sociale e comunitario.

Con una logica simile l’architetto milanese Bonaventura Visconti di Modrone ha realizzato il progetto di un orfanatrofio per i bambini rimasti senza casa nel villaggio di Anse-à-Pitres a Haiti. Il complesso di 400 mq è caratterizzato da una copertura in legno - scelto per la sua flessibilità - completamente indipendente dai muri in mattoni dei dormitori. La particolarità della struttura permette sia una ventilazione naturale degli ambienti - dato il clima particolarmente caldo - sia di evitare la trasmissione delle vibrazioni durante i frequenti terremoti che colpiscono la zona. I sei segmenti del tetto sono rivestiti con lastre di alluminio scelte per la loro leggerezza e per la familiarità che i costruttori locali hanno con la loro lavorazione.

La copertura-veranda anti-sismica ha un ulteriore valore aggiunto in termini sociali, accogliendo sotto di essa anche le attività giornaliere dei bambini che sono stati coinvolti direttamente nella progettazione degli elementi di design degli interni, come i colori delle pareti.

Dal punto di vista tecnico, si testano nuovi materiali che affiancano i più “tradizionali” nella messa a punto di interventi non invasivi volti a proteggere efficacemente le costruzioni. La fibra di carbonio, ad esempio, che trova già molte applicazioni in ambito furnishing, comincia ad essere utilizzata anche su scala architettonica. Uno dei “progetti-pilota” è stato la riconversione di un edificio per uffici in showroom per un marchio giapponese del tessile, ad opera dello studio Kengo Kuma. Per prevenire i danni causati dai terremoti frequenti in quell’area del Paese, l’architetto giapponese ha letteralmente ancorato a terra l’edificio attraverso dei cavi realizzati in fibra di carbonio, ricoperti da fibre sintetiche e inorganiche e rifiniti con resina termoplastica, che circondano l’intero perimetro. Il CABKOMA Strand Rod, questo il nome del materiale, è caratterizzato da un’elevata resistenza alla trazione unita a un’eccezionale leggerezza rispetto, ad esempio, a una medesima corda in acciaio (fino a cinque volte più pesante). Una proprietà che soddisfa anche le esigenze estetiche dei progettisti: l’edificio, infatti, sembra essere avvolto da una impalpabile tenda - che si apre in corrispondenza degli ingressi - dove ogni asta è stata funzionalmente posizionata, grazie a complesse modellazioni, nel punto esatto in cui verrà chiamata a rispondere alle sollecitazioni di un sisma.

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